Storia prossima, il romanzo civile di Dario Pontuale che interroga la democrazia

Storia prossima, il romanzo civile di Dario Pontuale che interroga la democrazia

Nel suo ultimo romanzo, Dario Pontuale intreccia memoria storica e critica del potere.

Storia prossima ricostruisce una Roma scomparsa e riporta alla luce le radici profonde delle disuguaglianze, della repressione e delle rimozioni che ancora attraversano la democrazia italiana.

Dario Pontuale, nato a Roma nel 1978, è scrittore, saggista e critico militante. Laureato in critica letteraria e biblioteconomia, da oltre un decennio svolge un lavoro culturale coerente e rigoroso, fondato sulla riscoperta dei classici, sulla cura editoriale e su una concezione etica della scrittura. Ha curato oltre centoventi titoli, firmando introduzioni e postfazioni per autori come Conrad, Stevenson, Čechov, Deledda, Melville, London e Pavese, ed è direttore della collana “Il Giro del Mondo” per CartaCanta. Scrittura e lettura, per lui, non sono esercizi estetici, ma strumenti di trasmissione della memoria e di consapevolezza civile.

Questa impostazione emerge con forza in Storia prossima (Atlantide), romanzo che rappresenta un punto di arrivo del suo lungo lavoro di scavo nella storia sociale e politica italiana. Il libro ricostruisce una delle vicende più oscure dell’Italia post-unitaria: lo scandalo della Banca Romana, la repressione di fine Ottocento, l’uccisione in carcere dell’anarchico Romeo Frezzi dopo un violento pestaggio della polizia. Pontuale ci accompagna in una Roma lontana dalle cartoline, restituita con la precisione dello storico e la sensibilità del narratore: una città popolare, rumorosa, attraversata da conflitti sociali e da un’umanità spesso rimossa dalla Storia ufficiale.

Al centro del romanzo c’è la famiglia Picca, emigrata dalla campagna di Albano a una Roma che promette futuro e restituisce fatica. Ottavio e Michelina entrano al servizio dei nobili Altieri, vivendo sulla propria pelle la distanza tra chi comanda e chi serve. Il figlio Luigi diventa tipografo, entrando in contatto con idee nuove e maturando una coscienza politica che trasmetterà al figlio Sansone, figura centrale del romanzo. Attacchino, poi giornalista militante per L’Avanti!, Sansone incarna l’intreccio tra microstoria familiare e grande storia collettiva, affiancato da Rosetta, compagna capace di orientarlo verso una scelta finale carica di speranza.

Pontuale cesella la città come un archivista della memoria: odori di friggitorie, voci di ambulanti, osterie, concerie lungo il Tevere, quartieri cancellati dagli sventramenti prima sabaudi e poi fascisti. Il romanesco riaffiora con naturalezza, restituendo suoni e ritmi di un mondo scomparso. La trama attraversa tentati regicidi, rivolte popolari, violenze di Stato, ma Storia prossima non è solo cronaca. È un affresco sociale in cui ogni gesto racconta un sistema di potere.

Arricchito da note bibliografiche frutto di sei anni di ricerche d’archivio, il romanzo è un esempio riuscito di narrativa civile. Non si limita a rievocare il passato, ma lo interroga per parlare al presente. Le tecniche della repressione, le collusioni tra politica, finanza e informazione, la rimozione sistematica del conflitto sociale mostrano una genealogia che arriva fino all’oggi. In un contesto segnato da attacchi alle istituzioni di garanzia, alla magistratura e alla libertà di espressione, Storia prossima acquista un valore che va oltre quello letterario.

Pontuale costruisce un contro-archivio narrativo e lo fa in controtendenza rispetto a una cultura spesso neutralizzata e accomodante. Non estetizza il passato, ma lo problematizza. Non offre consolazioni, ma strumenti critici. Storia prossima è un romanzo politico nel senso più profondo del termine: ci ricorda che comprendere la storia, anche quella minore e rimossa, è una condizione necessaria per intervenire nel presente e difendere la democrazia.

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