Nella sede storica sulla via Tuscolana, la rassegna “Custodi di sogni” ha riportato il pubblico tra cinema muto, restauri e rarità custodite negli archivi della Cineteca Nazionale.
Sulla via Tuscolana, a pochi passi dagli studi di Cinecittà, si trova uno dei luoghi simbolo della storia del cinema italiano. Il Centro Sperimentale di Cinematografia, fondato nel 1935, è da quasi novant’anni il punto di riferimento per la formazione di generazioni di registi, attori e tecnici. Accanto alla scuola opera la Cineteca Nazionale, uno degli archivi cinematografici più importanti d’Europa, dove sono conservate e restaurate migliaia di pellicole che raccontano la storia del cinema e, insieme, quella del paese.
Proprio questo patrimonio è stato al centro della seconda edizione del festival “Custodi di sogni – I tesori della Cineteca Nazionale”, che si è svolto a Roma dal 9 al 15 marzo coinvolgendo diversi spazi culturali della città, dal Centro Sperimentale di Cinematografia al Cinema Farnese Arthouse, da Spazio Scena al Cinema Teatro Don Bosco fino al MAXXI. Una settimana di proiezioni e incontri che ha portato sullo schermo materiali rari, restauri e frammenti recuperati dagli archivi.
Il festival ha confermato l’obiettivo con cui è nato: mostrare al pubblico quanto cinema sia custodito nei depositi della Cineteca Nazionale. Non soltanto grandi classici restaurati ma anche film poco conosciuti, materiali d’archivio e opere che il lavoro di ricerca ha riportato alla luce dopo decenni.
Tra le scoperte più sorprendenti di questa edizione ci sono stati i frammenti ritrovati di “Sperduti nel buio”, film muto diretto da Nino Martoglio nel 1914 e per molto tempo considerato perduto. L’unica copia nota era stata sottratta dai tedeschi nell’autunno del 1943 dagli archivi del Centro Sperimentale e da allora se ne erano perse le tracce. I frammenti riemersi oggi sono stati individuati durante il riordino del fondo del Museo Internazionale Cinema e Spettacolo e hanno offerto una rara occasione per rivedere parti di un film spesso citato quando si parla delle radici del realismo nel cinema italiano.
Il festival ha dedicato spazio anche a una figura centrale ma ancora poco conosciuta della storia del cinema: Elvira Notari, considerata la prima regista italiana. È stato presentato un cofanetto che ha raccolto i film della regista conservati negli archivi della Cineteca Nazionale e che ha incluso anche il frammento inedito di un’opera ritenuta fino a oggi perduta.
Tra le proiezioni più seguite c’è stata quella di “Saffo”, film del 1918 diretto da Augusto Genina, presentato in una versione restaurata con accompagnamento musicale dal vivo del maestro Antonio Coppola. Un’esperienza che ha riportato il pubblico alla dimensione originaria del cinema muto, quando la visione era accompagnata dalla musica e la sala diventava parte dello spettacolo.
Il programma ha riservato spazio anche a percorsi meno noti della storia del cinema. Il pubblico ha potuto rivedere i primi film interpretati da Claudia Cardinale in Tunisia alla fine degli anni Cinquanta, tra cui il cortometraggio “Les Anneaux d’or” e il lungometraggio “Goha”, opera che segnò l’esordio dell’attrice e che fu presentata in concorso al Festival di Cannes.
Accanto alle pellicole restaurate, il festival ha valorizzato anche il patrimonio dell’Archivio Nazionale Cinema di Impresa, che ha celebrato vent’anni di attività. In programma sono stati presentati film industriali, documentari aziendali e materiali di carattere sociale e politico. Tra questi hanno suscitato interesse le immagini recuperate del film “Scioperi a Torino”, girato da Paolo Gobetti nel 1962, che hanno offerto uno sguardo diretto sulle trasformazioni industriali dell’Italia del dopoguerra.
Non sono mancati alcuni titoli fondamentali della storia del cinema italiano, riproposti nelle versioni restaurate dalla Cineteca Nazionale. Tra questi “Roma ore 11” di Giuseppe De Santis, “Esterina” di Carlo Lizzani e “Il delitto Matteotti” di Florestano Vancini, film che hanno raccontato momenti cruciali della storia sociale e politica del paese.
La rassegna è stata anche un luogo di incontri e dialoghi con il pubblico. Tra gli ospiti intervenuti ci sono stati Pupi Avati, Lamberto Bava, Chiara Caselli, Riccardo Rossi, Andrea De Sica e Maurizio Nichetti, protagonisti di conversazioni e testimonianze organizzate insieme agli allievi della Scuola Nazionale di Cinema. Un appuntamento particolare è stato dedicato a Caterina Caselli, durante il quale sono stati mostrati materiali provenienti dall’archivio musicale della Sugar Music.
Il premio all’eccellenza di questa edizione è stato assegnato al direttore della fotografia Giuseppe Lanci. In occasione del riconoscimento è stato proiettato “Nostalghia” di Andrej Tarkovskij nella versione restaurata dalla Cineteca Nazionale.
Accanto alle proiezioni si è svolto anche un convegno internazionale dedicato ai paesaggi del primo cinema italiano. Studiosi e ricercatori provenienti da università e cineteche europee hanno discusso di come il cinema delle origini abbia raccontato città, territori e ambienti naturali dell’Italia dei primi decenni del Novecento.
Per il pubblico romano la rassegna è stata anche l’occasione per visitare la mostra fotografica “Ti amo, cinéma!”, dedicata alla lunga relazione cinematografica tra Italia e Francia. L’esposizione ha raccolto immagini d’archivio che raccontano decenni di collaborazioni e coproduzioni tra i due paesi.
Per una settimana Roma ha riportato in sala una parte importante della propria memoria cinematografica. Film ritrovati, restauri e materiali d’archivio hanno ricordato quanto il lavoro delle cineteche continui a essere decisivo per custodire e rendere visibile la storia del cinema.



