Yuri Trombetti: ascolto e partecipazione dei cittadini per la rigenerazione dei territori
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Yuri Trombetti: ascolto e partecipazione dei cittadini per la rigenerazione dei territori

Il nostro giornale RM, Area Metropolitana, si interessa anche dei 120 comuni che stanno intorno a Roma, nel suo impegno da presidente della Commissione Patrimonio del Comune di Roma c'è anche un riferimento un rapporto con la città metropolitana di Roma Capitale?

Noi, come Comune di Roma,  abbiamo delle case nostre in tanti comuni: Monterotondo, Anzio, Nettuno, Pomezia.

Lei ha affermato in diverse occasioni: “Per capire che tipo di città vogliamo è necessario ascoltare la città e i cittadini, fermarsi a riflettere”.

Ascoltare è fondamentale. Abbiamo aperto tanti sportelli nella città, punti di ascolto dove vado come Presidente della Commissione Patrimonio.  Le delibere che abbiamo fatto in Consiglio Comunale e anche alcune innovazioni che abbiamo introdotte qui al Dipartimento Patrimonio, rispetto a prima, dove il tema della casa era un po' confinato come la Cenerentola dell’amministrazione, sono state prodotte proprio perché abbiamo ascoltato i cittadini. Siamo passati dal metodo deduttivo (quindi il tecnico o l'assessore o il Presidente della Commissione che fanno le norme) al metodo partecipato. Quando noi abbiamo iniziato ad ascoltare i cittadini abbiamo capito dove si annidavano le problematiche e da lì siamo partiti per impostare le decisioni.

Ad esempio?

Per contrastare l'emergenza abbiamo acquistato (dalla Fondazione Enasarco) 1.040 alloggi, destinandoli a case popolari. L'investimento di circa 250 milioni di euro, finanziato dal bilancio comunale, si inserisce nel Piano Strategico per il diritto all'abitare 2023-2026

Abbiamo portato a termine, con questi primi immobili, un’operazione complessa, che rafforza il patrimonio pubblico e consente di dare una risposta concreta a migliaia di famiglie in attesa di una casa. Gli alloggi sono in buone condizioni e questo ci permette di procedere con le assegnazioni in tempi rapidi sempre con la necessaria attenzione. Comprendiamo le preoccupazioni per i condomini misti e per questo adotteremo un metodo rigoroso: valutazioni di impatto sociale prima di ogni assegnazione e monitoraggio costante dell’inserimento dei nuclei. La povertà non è una colpa: queste case rispondono alla graduatoria dell’Edilizia Residenziale Pubblica e saranno accompagnate da interventi sociali e bandi speciali per garantire integrazione, equilibrio e coesione nei quartieri.

Il Comune di Roma, nell'ambito del Piano Casa 2025 e del nuovo regolamento, prevede, per nuclei familiari in condizioni di emergenza abitativa o a rischio sfratto, un contributo affitto fino a 900 euro al mese per un massimo di 5 anni. Il contributo è riservato a chi ha un ISEE entro i 14mila euro e vuole coprire, in attesa dell’assegnazione di un alloggio ERP, il canone per un nuovo alloggio sul mercato privato. E’ come se quando uno sta cadendo gli si metta il materasso per proteggerlo. Noi, di Roma Capitale, in un momento di difficoltà, ti proteggiamo.

Questi sono atti concreti per confermare che solo attraverso l’ascolto della città possiamo cambiare Roma. La cambiamo se il tema casa diventa centrale,  se investiamo sull'edilizia residenziale pubblica in tutta Roma. Abbiamo comprato case confermando che puntiamo sull'edilizia residenziale pubblica, cosa che nel passato si è fatta poco, anzi si pensava che il tema casa fosse un tema residuale, invece a Roma è un tema sentito e  quindi ecco l’investimento sulla casa ma anche un nuovo modo di abitare. Questo vuol dire che quando io ti assegno una casa popolare tu devi poter vivere in un contesto giusto, con un livello dignitoso. Per questo abbiamo investito molto sulle manutenzioni. L’abitare diventa un rapporto tra noi e gli inquilini.

Per anni l'amministrazione ha detto agli assegnatari: “Se non paghi l’affitto nessuno ti controlla, però delle manutenzioni non ce ne occupiamo”, e da qui è derivato il degrado. Noi dobbiamo fare i proprietari, recuperare bene gli affitti perché è giusto pagare, però dare ai cittadini anche una assicurazione tangibile della nostra presenza costante e non una tantum.

È necessario rivitalizzare i territori in accordo anche con l'associazionismo socioculturale. Per la riconversione è ipotizzabile anche un rapporto con i municipi che a loro volta segnalano le disponibilità di luoghi che possono essere rivitalizzati e danno risposte concrete a quell'associazionismo culturale che nei territori della città rappresentano avamposti  culturali. Questo è possibile?

Noi in tutte le rigenerazioni che abbiamo realizzato - da Porto Fluviale a Cardinal Capranica a Torbella Monaca, a altri interventi importanti, soprattutto in periferia - abbiamo sempre avuto il rapporto con i municipi. C'è una forte collaborazione perché il Municipio è il primo avamposto dei territori. Per molti cittadini è difficile raggiungere il Comune, vanno al Municipio che diventa la voce del Comune e poi penso che nelle periferie - prendiamo sempre come esempio Quarticciolo che è proprio il tema più estremo, che è anche frutto di un decreto del governo - vinciamo la sfida contro gli spazi degradati e terra di nessuno, contro la criminalità, certo con una presenza delle forze dell'ordine massiccia - che deve mantenersi nel tempo -  ma sono convinto che non è sufficiente solo il blitz, che serve per dare un segnale. C'è sì bisogno di una presenza importante in quel territorio ma è evidente che noi non potremo avere sempre la presenza dell'esercito, dei carabinieri o della polizia. E tutto ciò non basta. In quel territorio si vince la sfida se tu ricrei quel tessuto sociale di associazioni che rappresentano un avamposto, di movimenti, di cittadini che vogliono partecipare perché poi esprimono e comunicano questo bisogno. Noi abbiamo un modello che si è diffuso in questi anni in cui basta il governo centrale, il leader e poi tutti i corpi intermedi distrutti e quei pochi rimasti inascoltati, È il leader che parla direttamente. Questo è l'errore, un grande errore, che ci ha portati anche a una caduta della cittadinanza attiva, ad una disaffezione dalla vita politica nei territori, ad una partecipazione al voto che sfiora appena il 50% dei cittadini.

Ma se noi invece aiutiamo  i tanti cittadini che vogliono impegnarsi, per esempio quelli che si prendono cura delle aree verdi - e ce ne stanno tantissimi - quelli che si prendono cura del patrimonio, quelli che attraverso le delibere che abbiamo fatto, possono ad esempio aprire dei locali soprattutto in periferia e noi gli abbattiamo l'80% del canone, allora la prospettiva cambia. 

Riusciamo a vincere la sfida nelle periferie se noi ricostruiamo e rigeneriamo quel tessuto. Non è solo con la repressione ma con l’ascolto, la presenza, la vicinanza e gli investimenti necessari che si cambiano le cose.

Quarticciolo: in quella piazza centrale, che oggi è un luogo di spaccio, prima esistevano 5 sedi di partito, c'era la parrocchia, c’erano le associazioni. Quindi c'erano persone che frequentavano, che avevano dei punti di riferimento.

Tolti questi luoghi vitali e centrali le persone sono rimaste sole, e a rimanere sole soprattutto quelle più deboli, quelle che hanno più bisogno, quelle che rimangono  davanti al cellulare. Pensiamo ai ragazzi bombardati tutti i giorni spesso da notizie false o inutili che incoraggiano individualismo e emarginazione.

Noi vogliamo vincere questa sfida importante e quindi ricostruire quei luoghi partendo dai punti di aggregazione. Faccio ancora l’esempio di Quarticciolo: riapriamo la piscina, riapriamo il campo sportivo, valorizziamo o incentiviamo la rinascita dell’associazionismo socio-culturale e rimettiamo in moto la rete dei rapporti per una ripresa della fruizione e della vivibilità del territorio. Lo so che a qualcuno questo percorso non piace, ma questo è l'unico modello vincente.  L'unica possibilità è rappresentata dalla nostra vicinanza e da luoghi adeguati per favorire aggregazione, partecipazione e cittadinanza attiva.

Sappiamo che cinema, teatro e musica  vivono una crisi molto forte: per quanto riguarda i teatri e i cinema, molti hanno chiuso e molti stanno in grandissima difficoltà, in buona parte della città non ci sono più né teatri né cinema. C’è, rispetto a questo settore – importante per la ripresa dell’aggregazione e della partecipazione ad eventi culturali – un progetto, un impegno concreto? Ad esempio sui cosiddetti Terzi luoghi?

Abbiamo approvato, nel bilancio di Roma Capitale, un finanziamento per la diffusione dei Terzi luoghi. Tra l'altro mesi fa abbiamo inviato una ricercatrice in Francia proprio per studiare la legge sui Terzi Luoghi recentemente approvata. E’ tornata da Parigi, Bordeaux e Marsiglia con una ricerca importante su questi locali  che abbiamo presentato al Sindaco e conferma che molti degli spazi oggi chiusi possono essere riqualificati e messi a reddito attraverso la cultura: penso alla bocciofila di Testaccio, penso ai cinema e ai teatri da anni abbandonati. Alcuni di questi locali sono stati acquistati anche da fondi internazionali  con l’obiettivo di trasformarli in centri commerciali, tentativo da noi naturalmente respinto  perché invece abbiamo bisogno di cultura.

Dico che soprattutto in alcune zone, noi dobbiamo ragionare così: come c'è un presidio sanitario, così ci deve essere un presidio culturale.  Perché lo dobbiamo considerare proprio come presidio? Perché solo attraverso la cultura e l'occupazione degli spazi rigenerati, sanati, fruibili e vivibili tu riesci a risollevare non solo le anime delle persone ma anche i luoghi. Ed ecco i terzi luoghi: cinema, teatri, ex discoteche, capannoni e spazi abbandonati possono diventare terzi luoghi,  aule studio, luoghi che uniscono e ospitano il divertimento, l'aspetto sociale, l'aspetto culturale e la formazione che sono le quattro cose fondamentali per incentivare il ritorno alla vita collettiva. Il sindaco Gualtieri ci ha chiesto di fare un focus sui cinema e i teatri e altri luoghi abbandonati con l'ipotesi di farne dei terzi luoghi. In Francia questa scelta funziona tantissimo e noi questa esperienza la dobbiamo riportare qua. Sono convinto che ci stiamo incamminando bene in questa direzione, penso che questa idea dei terzi luoghi ormai sia acquisita come percorso da realizzare nell’interesse collettivo.  

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